bohemian like you

voglio un viaggio soffice su cui svegliarmi
quando tornerò forse saprò cosa inventarmi
nel caso continuassi, mentre vivo, a spaventarmi
nel cercare cose che non c’entrano niente con te
per sentire la tua mancanza
per sentire la tua esistenza
da lontano migliaia di pensieri e persone

prima di partire io ho la pelle coesa e confusa
ho una valigia enorme e capiente
ma di tutto quello che sono non porto niente
solo pezzi di una vecchia storia alla rinfusa
per abbandonarla nel posto in cui mi lascio
per lasciarla nel posto in cui mi abbandono
per camminare con addosso un vento buono
sentire la mia vera voce e il suo tono
smettere di chiedere a me stessa il perdòno
quando i cuori degli altri mi pèrdono
di vista

ma alla fine lo so: non farò che un viaggio spiritato
una corsa senza fiato
nei posti in cui non sei mai passato
per accorgermi che puoi anche non esistere
per me, in qualche punto del mondo, da qualche lato

spalle

mi chiedo
perchè le mie spalle non siano stanche
in che modo si tengano su vigorose
e subendo la vita come colline erose
rimangano così forti e bianche

mi chiedo
come facciano le sue ossa ad avere sempre la frenesia
di bussare alle porte della pelle
per trasparire un pò dal corpo e avvisarmi, da buone sentinelle
di tenermi forte a me, sulla soglia della malinconia

io più le ascolto più m’irrigidisco
indurisco
d’istinto le clavicole
come una persona cagionevole
in fondo sono consapevole
che allo stesso tempo rifiorisco
che io mi conquisto

xx quid

 

così

il momento in cui il fiore ha capito di trovarsi al suo posto
di essere nel luogo giusto, in un tempo non imposto
è stato quando io non l’ho raccolto
l’ho lasciato libero, esposto
ed in lui una speranza ho riposto
un giorno vorrei, ad ogni costo
il suo stesso tipo di bellezza
vorrei addosso
l’esattezza

xx quid

 

 

 

tradimento

ti sei fatto un’altra
identità
mentre stavamo assieme
e tu mi volevi bene
ma in lei germogliavi un seme
il mio cuore ora più non ti teme
dal nuovo te chiede distanze estreme
io mi allontano con una trireme

ti sei fatto un’altra
passeggiata in città
e mi hai pensata tanto , hai detto
però senza sentirti pesante
come in un giorno antecedente
in cui ero addosso a te e al tuo presente
e a te sembrava il più bel niente
di sempre

ti sei fatto un’altra
interiorità
dalla quale sono così lontana, sconnessa
che mi sembra una parte esterna
da sembrarmi, addirittura, la tua stessa faccia
quella sazia di quando il corpo si soddisfa
e infatti non ti sono più dentro
infatti “non ci vedevamo da tempo”
e tu non sentivi il rimpianto
nemmeno della mia pelle
nemmeno del ricordo
di quell’amore che, giuro, adesso mi scordo
anche con l’anima in disaccordo

ti sei fatto un’altra individualità
un’altra libertà
e per me non c’è stata verità
solo consapevolezza
della mia scarsa unicità
per te

ti sei fatto un’altra “vita”
già
anche se dici di no

xx quid

caffè

proprio io che il caffè l’ho sempre preso zuccherato
tutto a un tratto ho cominciato a sentirlo amaro
prendevo una bustina di zucchero, l’aprivo
calavo il contenuto nella tazzina, giravo
all’inizio piano, poi d’improvviso più forte e… sudavo

subito lo sorseggiavo
col tuo pensiero mi scontravo
inconsapevole, imparavo
a gestirlo meglio, mi destreggiavo
nella trincea della mente, io mi impegnavo
a non farmi assai male da sola
a non impugnarmi contro una pistola
perchè lo sai che a volerti, un pò sbagliavo
un pò morivo, mi sfiguravo
e a me stessa non assomigliavo

ma il vero male non l’hai fatto a me
l’hai fatto al mio caffè
che in realtà, ho capito, non è mica amaro
semplicemente sa di te
di tutto quello che non posso
e non voglio più avere
che però rimane
come lo zucchero sul fondo
del bicchiere

xx quid
e, per la cronaca, il caffè è tornato a essere dolce dopo questo post

di sera

a me sta bene ritrovarmi davanti un lago
a non trovare il mio riflesso
e scoprirmi un animo vago
così sottile da non avere impatto sul reale
così impercettibile da far male
così concettuale da sembrare artificiale
non sono invisibile, mi puoi toccare
ma il mio riflesso non è necessario
o abituale
è un semplice effetto collaterale
di quando ci sono di più
e mi avvicino alla definizione
all’ideale
che è in me

xx quid

 

Ore 00:18, sono triste.

Mi sono convinta di avere seri problemi che non voglio risolvere. Ho più carattere se rimango così, chiusa a guscio nel mio frullato di disprezzo: meglio triste e carismatica che felice e anonima. Facessi almeno del sesso, mi sentirei appagata nella carne e invece non tendo allo spirito, non tendo alla carne. Tendo al niente. Forse ora ho solo bisogno del niente.

stasera non posso scrivere
perchè sono piena di vuoto
non posso nemmeno respirare
il mio battito va a ritroso
come lo so?
amo persone rimaste dietro
alla mia vita
ed è sempre più inutile
dirmi “dai, falla finita”
perchè niente comincia
e nemmeno io

il niente si protrae
ma poi termina
pure lui
e finisce
pure me

Sulla morte di Chester Bennington

Non mi è morto un parente, un amico, un conoscente. Mi è morto Chester Bennington, voce dei Linkin Park e credo sia morto un pò a tutti quelli che la sua voce l’hanno avuta come colonna sonora di infanzia o adolescenza o vita, sottofondo dei sogni o semplicemente come sostituta alla propria. Non mi è mai capitato di piangere per la scomparsa di un artista. Non sono un’adulatrice di persone che non ci sono più. Il pianto di oggi è per Chester e le canzoni che ho sempre cantato con lui, che ho sempre ringraziato e benedetto perchè frutto di un’impellente necessità di espressione e comunicazione che è sempre stata anche mia. Oggi, dopo una nottata confusa e disturbata in cui il sonno si alternava a momenti di consapevolezza, io ho pianto disperatamente come si piange per gli addii ai quali non si sarà mai pronti. Non sento di stare ingigantendo la cosa: ho seguito passo dopo passo la curva del mio umore che è lentamente precipitata e, ritrovatasi a terra, diciamo, come sull’ascissa di un piano cartesiano, ha fatto in modo che cadessi anche io, che avessi percezione del male altrui e lo sovrapponessi al mio. E’ questo che mi ha fatta esplodere. Mi sono sentita vicina, simile, umana quanto lui, troppo umana come lui. L’abissale distanza che intercorre tra artista e pubblico è stata quasi completamente annullata dalla sua scelta, dal suo suicidio. E’ tutto più reale adesso. La debolezza e il dolore emersi sempre e con una certa spontaneità dai pezzi dei Linkin Park non sono altro che manifestazione di un animo tormentato e piegato che però poi comunque si spiegava, si faceva capire, si faceva sentire, fluiva nella sua stessa intrinseca capacità di creare, interpretare, emozionare e far immedesimare gli altri.

Sono le 18:39 e sì… pensi che da qui in poi sarà difficile mettere in play pezzi come In The End o Shadow Of The Day ma lo farai lo stesso perchè, fortunatamente, l’impatto che una bella canzone può avere su di te, negativo o positivo che sia, ti farà sempre sentire viva. Non ti garantirà ogni giorno una buona ragione per continuare, ma a te basterà semplicemente sentirti viva.

E poi… anche non avere alcuna ragione è una ragione.

pensieri inutili del meriggio

Chi siamo? Da dove veniamo? Che ne sarà di me a settembre? Dove sono finite tutte le mie abitudini? Dove le hai messe? A chi lo sto chiedendo?
Purtroppo non sento mia mamma rispondere “se vengo io e le trovo ti faccio il resto!”: questo significa che stavolta sono davvero solo cazzi miei. Ho aperto tutti i cassetti. Quello dei calzini, quello delle mutande, quello dei crop top, quello dei jeans, quello delle scarpe… nessuna traccia. Le abitudini non sono materia e su questo ci siamo ma fino a poco tempo fa le avevo strette al mio petto come il quaderno degli appunti di chimica organica durante la lezione su alcani, alcheni e alchini. C’era un certo contatto, una certa fisicità tra me e le mie abitudini. Scomparse.
Solo due mesi fa le ripudiavo, le ritenevo un limite alla mia libertà e ora che ne sono svincolata le rivoglio indietro.
A pensarci è lo stesso ragionamento che gli “amici delle donne” (quelli che seguono la regola dell’amico, in gergo moderno i “friendzonati”) rinfacciano alle donne stesse quando vengono mollate dallo stronzo di turno. Io non rientro in questa categoria di stronze, oppure si ma non lo capisco… non me ne accorgo. Fatto sta che io di due di picche non ne ricevo: un pò perchè non mi s’incula nessuno, un pò perchè non permetto più, da tempo immemore, di lasciarmi raggirare. E non lo faccio per una questione d’orgoglio o perchè sia femminista. Semplicemente ho una paura fottuta di essere messa all’angolo, abbandonata e magari poi pure compatita. La compassione mi fa vomitare.
Con i maschi non ho più pietà: li analizzo, li critico da subito, li metto a distanza di sicurezza perchè non posso concedergli il lusso di limare la mia essenza, usufruirne, goderne, senza avere la certezza che bene o male, anche se per un periodo limitato di tempo, se ne prendano cura. Per carità: non sto cercando l’uomo della mia vita. Io sto semplicemente attendendo, come un’anima in pena, del rispetto. Perchè io ho un’essenza e ne sono consapevole e anche chi mi capita davanti ne possiede una verso la quale sono naturalmente protesa e garbata, appunto, rispettosa. Ma mi rendo conto di essere un pò arretrata. Il rispetto, al giorno d’oggi, non lo si pretende: lo si elemosina, in pochi.

Inoltre oggi, dovendomi infilare i sandali aperti, ho deciso di rimettere lo smalto e ho avuto l’occasione di constatare di essere l’unica a cui lo smalto sulle unghie dei piedi si asciughi solo dopo 30 minuti di lento morire interiore. In questo infinito lasso di tempo mi accorgo di quanto la mia vita sia preziosa e non vada sprecata nell’aver cura unicamente del corpo. Infatti ho deciso che voglio smaltarmi anche l’anima.

 

Take me out

“Portami fuori” vorrei dirti
andiamo a provare a essere invincibili
a provare di essere materiali, incendiabili

andiamo a credere in qualcosa
a buttare una monetina nella fontana di Trevi
ad avere ciò che da sempre volevi
a non riuscirci come credevi
“il mondo ha spigoli e tu lo sapevi”
“forse era meglio se me lo dicevi”
mi sussurravi e non comprendevi
del fallimento la vittoria preziosa
e con me, voltandomi le spalle
sono sicura
piangevi

vorrei imparare a dirti “portami fuori”
ad accarezzarci gli occhi aperti
a baciarci i danni e venire scoperti
a sentirci fertili in mezzo ai deserti
a sbatterci in faccia, inesperti
i nostri destini incerti

“portami fuori di qua”
proprio lì, dove non si può andare al di là
tanto ci sarà per forza qualcuno
che non ha paura di essere nessuno

xx quid